venerdì, 16 ottobre 2009

Sì. Lui. DODICESIMO.

Avrei capito Medvedev. Piuttosto Putin, che non mi piace, ma si mantiene bene.

Ma lui. Con quel baffino hitleriano. Gli occhi lontani e semichiusi. Le borse perenni. I capelli bianchi e radi. La bocca all'ingù. L'espressione beota.

Lui è dodicesimo. Perfino sopra Barack Obama. Ditemi voi.lukashenko

http://hottestheadsofstate.wordpress.com/list/

 

postato da: Ayna alle ore 14:50 | Permalink | commenti
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giovedì, 01 ottobre 2009
On line da Parigi.
Io, il babbo e la piccola Penelope che scalcia come un'ossessa. Ambientandosi.
postato da: Ayna alle ore 12:23 | Permalink | commenti
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mercoledì, 16 settembre 2009

Da legnostorto.com

Ci sono un po' di imprecisioni (dittatore comunista?)...

Il giovane Alaksej Janukevič è stato eletto alla guida del Fronte Popolare Bielorusso (BNF). Una scelta che muta l’orientamento politico delle opposizioni e rafforza la candidatura di Aleksandar Milinkević alle prossime elezioni presidenziali.

Malgrado le continue repressioni a cui è sottoposta – non ultima quella attuata dalla milicija lo scorso 8 settembre in piazza Kastryčniskaja ai danni dei manifestanti filo europei contrari alla presenza dell’esercito russo a Minsk – l’opposizione bielorussa rilancia la sfida al dittatore comunista. Lo dimostra il Fronte Popolare Bielorusso (Belaruski Narodny Front), principale partito della coalizione democratica che in occasione del suo dodicesimo congresso (svoltosi lo scorso sabato 5 settembre) ha eletto suo nuovo leader il giovane 33enne Alaksej Janukevič, preferito all’esponente della “vecchia guardia” del partito Lavon Barščeuski.

Il Fronte Popolare Bielorusso possiede un programma articolato basato su principi liberali e filo occidentali: adesione a NATO e UE; creazione di un’economia di mercato (Minsk è l’unico paese europeo ad essere retto da un’economia ancora pianificata dallo Stato); sviluppo di una vera e propria democrazia, ove libertà di stampa, di opinione e di associazione siano finalmente garantite. Fondato nel 1990, il BNF ha supportato la candidatura di Alaksandar Milinkević alle elezioni del 2006, falsate dal regime di Lukašenka. Nonostante molti tra i suoi esponenti di spicco siano ancora detenuti nelle carceri del Paese per ragioni politiche, la recente, lieve attenuazione della morsa del regime – ottenuta solo grazie alle pressioni occidentali – ha consentito al Fronte Popolare di presentare proprie liste alle ultime elezioni locali, riuscendo ad ottenere qualche seggio in alcuni consigli cittadini. Nel dicembre 2007, alla sua guida è stato eletto Barščeuski, cui mandato è terminato lo scorso agosto.

La questione principale sulla quale i due candidati si sono confrontati riguarda le alleanze ed il ruolo che il BNF deve esercitare nell’ambito dell’Unione delle Forze Democratiche, la vastissima coalizione che comprende tutte le forze politiche avverse a Lukašenka, dal movimento “Per la Libertà” (Za svabodu) di Alaksandar Milinkević a quelle di ispirazione comunista e filorusse come il Partito dei Comunisti di Bielorussia (PKB, da non confondere con il Partito Comunista di Bielorussia del dittatore) ed il Partito Civico Unito (Ab’jadnaja Gramadzanskaja Partyja). Barščeuski sosteneva una maggiore presenza del BNF all’interno della coalizione. Invece, il neoeletto leader ha presentato una mozione improntata per intero sul rafforzamento dell’indipendenza del partito e sulla ristrutturazione dell’alleanza, che “deve diventare una coalizione patriottica composta unicamente da forze popolari e democratiche, senza la presenza di raggruppamenti filo russi e comunisti”, come da lui stesso dichiarato al termine delle votazioni. Dopo un dibattito lungo e partecipato, Janukevič ha avuto la meglio con 174 voti favorevoli su 318.

Tuttavia, diversi esperti di politica bielorussa non esitano ad indicare Alaksander Milinkević come il vero vincitore del congresso. Non solo a causa della medesima visione politica scettica nei confronti degli alleati comunisti e filorussi, ma anche perché Janukevič sarebbe ancora troppo giovane per la candidatura alle presidenziali del 2011. Come dichiarato dal politologo Valery Karbalevič al quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, “il BNF con tutta probabilità sosterrà [nuovamente, n.d.a.] Milinkević, indicandolo come il candidato più forte delle opposizioni”. De facto, la scelta di Janukevič rafforzerebbe le divisioni interne all’opposizione e comprometterebbe la possibilità di scegliere un unico candidato alla presidenza condiviso da tutti gli oppositori al dittatore Lukašenka.

A prescindere dalle opinioni politiche di ciascuno, la dinamicità interna alle forze democratiche e liberali in Bielorussia non può che essere analizzata positivamente, in quanto certifica un alto stato di salute e forza delle opposizioni, per nulla fiaccate dalle ripetute campagne di diffamazione e repressione perpetrate dal regime comunista. Nel contempo, la frequente scelta di nuovi leader da parte di questi movimenti testimonia la loro impossibilità di intraprendere progetti politici a lungo termine a causa dell’ancora opprimente presenza di una polizia politica che arresta sistematicamente gli oppositori più carismatici.

Pertanto, rappresenta un serio spunto di riflessione anche e sopratutto per noi occidentali, affinché d’ora in poi ci si responsabilizzi e si inizi a supportare con maggiore convinzione e determinazione la lotta nonviolenta per la democrazia e per il rispetto delle libertà civili in un Paese che per ragioni storiche e culturali appartiene più all’Europa che a Mosca.

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giovedì, 10 settembre 2009

E' passato un po' di tempo dall'ultima volta in cui ho aggiornato il blog.

Il 31 luglio ho incontrato i ragazzi di Belsat Tv (www.belsat.eu), tv indipendente che trasmette dalla Polonia, che mi hanno intervistata in un campetto non distante dal mio ufficio, qui a Milano. E' stata una bella esperienza, anche se descrivere in russo, dopo tanto tempo senza parlarlo, tutte le emozioni che mi hanno legata alla Bielorussia in questi anni è stato veramente difficile, e sono convinta di non aver reso l'idea. Va beh, non importa.

Tra diciannove giorni lasceremo Milano per trasferirci a Parigi. Forse da là, tra una poppata e un cambio pannolini, riuscirò ad occuparmi di più di Bielorussia. Forse potrei entrare a far parte di qualche vero gruppo che se ne interessa, cosa che non esiste in Italia e che, in qualche modo, ho tentato di spiegare ai miei amici di Belsat.

Oggi la mia gravidanza giunge a metà, metà di questo bel percorso che mi porterà a guardare negli occhi, in un giorno d'inverno, mia figlia.

E chissà che non nasca il primo febbraio... La mia prima volta là. Ci mancherebbe solo la neve.

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venerdì, 31 luglio 2009

Da corriere.it

L'associazione Femen: proteste simboliche e campagne choc per scoraggiare i turisti

«L'Ucraina non è il bordello dell'Europa»

Una studentessa su otto si prostituisce. E l'Aids è a livelli record. Ma ora c'è chi si ribella

MILANO - «L'Ucraina non è un bordello». E' solo uno degli slogan provocatori di Femen, l'associazione creata da giovani universitarie ucraine a Kiev che prende di mira i tanti stranieri che ogni anno visitano il Paese orientale per fare turismo sessuale. Secondo le statistiche in Ucraina vi sono circa 12.000 prostitute e la maggior parte sono studentesse o ragazze con difficoltà economiche. Il sito web del settimanale Der Spiegel dedica un ampio reportage alle battaglie dell'associazione che ha rapidamente conquistato tanti adepti nelle università ucraine.

PROSTITUZIONE - L'Ucraina è diventata una delle destinazioni preferite dagli europei per fare turismo sessuale. Un sondaggio promosso dall'Istituto internazionale di sociologia di Kiev afferma che una studentessa su otto si paga gli studi universitari prostituendosi. A Kiev le percentuali aumentano addirittura. «Riteniamo che nella capitale - dichiara Anna Hutsol, una delle fondatrici di Femen - il 60% delle prostitute siano studentesse universitarie». Il quartier generale di Femen si trova a Khreshchatyk, il viale principale della capitale ucraina. Qui ogni giorno s'incontrano ragazze che di solito indossano minigonne, collant rosa e scarpe con tacchi molto alti. Girano per Kiev con cartelli sui quali si possono leggere slogan provocatori come «Le ragazze ucraine non sono in vendita». Inoltre ,quando intravedono uno straniero, non ci pensano due volte e lo fermano immediatamente per fargli delle domande. «Riconosciamo gli stranieri dalle caratteristiche del volto e da come si vestono - dichiara Nastia, una convinta sostenitrice dell'associazione -. Spesso non ci sbagliamo. Le loro reazioni di solito sono amichevoli. Ma non mancano coloro che ci riempiono di improperi». Ciò non frena l'azione delle ragazze che organizzano anche simpatiche manifestazioni. Ad esempio, recentemente, alcune universitarie hanno vestito i panni di infermiere e zaino in spalla si sono fermate a pochi passi dall'ambasciata turca. Dallo zaino hanno poi cacciato centinaia di siringhe: «La protesta era simbolica - dichiara allo Spiegel Anna Hutsol, una delle fondatrici dell'associazione -. Volevamo curare una delle malattie che ha contagiato tanti stranieri. La dipendenza dal sesso».

AIDS E MASCHILISMO - Come conferma uno dei volantini che le ragazze ogni giorno consegnano agli stranieri, uno dei grandi problemi dell'Ucraina odierna è l'Aids. A differenza degli altri Paesi europei, qui in Ucraina le persone contagiate da questa terribile malattia non sono poche. Secondo le statistiche dell'Organizzazione mondiale della Sanità circa l'1,6% della popolazione locale ha l'Aids e nella sola città di Odessa vi sono ben 150.000 persone sieropositive. «Gli stranieri spesso non si rendono conto che mettono a rischio anche la propria vita» dichiara Tania Kozak. Un altro problema contro cui l'associazione deve combattere è il maschilismo dilagante tra i propri concittadini. Lo scorso aprile Alexandra, una delle iscritte, ha tirato una torta in faccia allo scrittore ucraino Oles Buzina durante un reading letterario. L'uomo stava presentando il suo ultimo libro intitolato: «Donne tornate negli harem» in cui condanna la donna occidentale e dichiara che una delle sue ragioni di vita deve essere quella di fare sesso ogni qual volta il maschio lo desideri: «Dopo che l'ho colpito con la torta, è diventato violento come un hooligan» ha dichiarato Alexandra. Lo scrittore non riusciva a capire perché alcune donne fossero così adirate con lui: «Il libro ha venduto più di 10.000 copie - ha scritto sul suo blog -. Numerose donne lo hanno comprato e mi hanno chiesto anche l’autografo». Alla fine Alexandra ha dovuto pagare una piccola multa, ma ha conquistato l'approvazione della maggior parte delle ragazze presenti al reading letterario. Nastia, un'altra iscritta all'associazione, storce il naso quando i giornali definiscono Femen un'associazione di femministe fanatiche. Dopo aver confermato che vi sono anche diversi uomini nell'associazione, la giovane esclude categoricamente che le donne che ne fanno parte possano essere definite femministe: «Io, ad esempio, adoro quando un uomo mi cede il passo davanti ad una porta o quando m'invita a mangiare fuori».

EUROPEI DI CALCIO DEL 2012 - Femen riesce a finanziare le sue campagne grazie a donazioni private e informa i membri sulle prossime iniziative attraverso la propria pagina web su MySpace. Le ragazze dell'associazione non si illudono e temono che il turismo sessuale continuerà ad aumentare, almeno fino al 2012 quando l'Ucraina, assieme alla Polonia, ospiterà i prossimi campionati europei di calcio. Le giovani sanno che molti tifosi saranno più interessati alle donne che alle partite. Ma non si arrendono. Anzi. Hanno già in mente un piano d'azione che tende a pubblicizzare le bellezze culturali del paese: «Inviteremo gli stranieri a non frequentare le prostitute - dichiara un'iscritta -. Piuttosto che visitino il Museo dedicato a Mikhail Bulgakov, uno dei nostri più grandi scrittori».

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martedì, 21 luglio 2009

da uefa.com

Il centrocampista dell'FC Barcelona Aleksandr Hleb, più volte accostato all'FC Internazionale Milano, ha descritto il Campionato Europeo UEFA femminile Under 19 come un grande successo, dichiarandosi orgoglioso per l'ottima organizzazione della sua Bielorussia.

Hleb soddisfatto
Il sei volte giocatore bielorusso dell'anno ha fatto visita alla squadra di Dmitri Shevchuk a Minsk, passando quasi due ore con le giocatrici. Anche se la sua presenza non ha ispirato le padrone di casa (sconfitte nel Gruppo A contro Svizzera, Francia e Germania), è stato lieto anche solo di partecipare a questa speciale occasione. "È stato bello venire a vedere la Bielorussia - commenta Hleb a uefa.com -. Mi hanno chiesto della mia vita e della mia esperienza nel calcio. Ho provato a dare loro qualche consiglio, spiegando che non è facile raggiungere alti livelli in questo sport".

Grande successo
Soprattutto, Hleb sottolinea che l'evento è stato un grande trionfo per il paese. "Sono felice che la Bielorussia abbia ospitato e disputato un campionato europeo - aggiunge l'ex VfB Stuttgart e Arsenal FC -. È la loro prima esperienza in un torneo di questo tipo. Spero che imparino molto e che raggiungano altre mete".

'Manifestazioni fantastiche'
Il torneo ha ricevuto ampi consensi e una buona affluenza di pubblico. Hleb, tuttavia, non è sorpreso: "La Bielorussia organizza sempre manifestazioni fantastiche. Ai miei connazionali piace dare molto ed è per questo che tutte le squadre sono contente di essere qui. Nel 2014 organizzeremo i mondiali di hockey su ghiaccio e sono sicuro che anche quello sarà un grande successo".

'Grande esperienza'
Nonostante i trascorsi nei più grandi campionati esteri, Hleb non dimentica le sue origini e sottolinea l'importanza della nazionale nella sua carriera."Per me, la nazionale ha sempre significato molto - commenta il giocatore, che vanta 30 presenze in Under 21 e 50 in nazionale maggiore -. Sono nato qui e il mio paese è molto importante per me. Anche se a livello giovanile abbiamo giocato meno partite, è stata una splendida esperienza".

Stagione altalenante
Dopo le grandi prestazioni con Stoccarda e Arsenal, il centrocampista ha avuto una stagione altalenante a Barcellona. Nonostante la tripletta di successi della squadra catalana, il bielorusso ha giocato meno del previsto e potrebbe essere ceduto in prestito. "Se resto farò del mio meglio per conquistarmi un posto da titolare - commenta . So che sarà difficile, ma se rimango qui voglio avere la mia opportunità. Abbiamo vinto molto, ma per me la cosa più importante è giocare. È come se avessi frenato un po' e perso fiducia".

Obiettivo in nazionale
In ogni caso, le offerte non mancano, anche se il giocatore conclude dichiarando che i suoi traguardi si spingono oltre il calcio a livello di club. "Ho avuto la fortuna di giocare in grandi squadre e ho vinto molto - riflette Hleb -, ma il mio sogno è raggiungere l'EURO o la Coppa del Mondo FIFA. Giocare un torneo internazionale con la Bielorussia sarebbe fantastico".

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mercoledì, 15 luglio 2009

Da corriere.it

MOSCA - È stata trovata morta Natalia Estemirova, la giornalista e collaboratrice dell'ong Memorial, che era stata sequestrata mercoledì mattina a Grozny, in Cecenia. Secondo fonti citate dall’agenzia russa Interfax, il corpo di Natalya Estemirova è stato ritrovato "in un distretto dell’Inguscezia", la repubblica caucasica che confina con la Cecenia. Estemirova, di cui da mercoledì mattina non si avevano più notizie, era una "veterana" della raccolta di materiali su rapimenti, scomparse ingiustificate, torture e uccisioni dopo lo scoppio della seconda guerra, quella voluta da Vladimir Putin nel 1999. Secondo un suo collega di Memorial, Aleksandr Cherkesov, Estmirova aveva di recente denunciato un’esecuzione arbitraria, cosa che aveva irritato molto le autorità locali filorusse.

AVEVA VINTO IL PREMIO INTITOLATO ALLA POLITKOVSKAYA - «L’Occidente non può e non deve voltare le spalle al popolo ceceno». Era stato questo l’appello che Natalya Estemirova, aveva lanciato a Londra quanto aveva ritirato il primo "Anna Politkovskaya Award" per le donne che si battono per il rispetto dei diritti umani in guerra. La giornalista aveva anche aggiunto di sperare che il premio risvegliasse le coscienze: «La Cecenia è parte dell’Europa, non potete dimenticarci ».

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martedì, 07 luglio 2009
Sei solo quattro centimetri eppure mi sembri già tutta la mia vita...
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lunedì, 06 luglio 2009

Da legnostorto.com

La scelta del candidato delle opposizioni, il mancato riconoscimento di Ossezia del sud ed Abchazja, la liberazione della “spia” americana Zeltser sono nodi che Minsk dovrà affrontare nei prossimi mesi. Il tutto, in un Paese che rischia ritorsioni russe sulle forniture energetiche dopo gli ultimi strappi da Mosca. E che deve ancora chiarirsi le idee sulla propria storia. Abbigliato in uniforme militare, il presidente Alaksandar Lukašenka ha festeggiato solennemente il sessantacinquesimo anniversario dell’indipendenza bielorussa, festa istituita nel 1996 per ricordare la sconfitta delle truppe naziste di occupazione ad opera dell’armata rossa. Nonostante la crisi economica abbia colpito pesantemente anche Minsk, bat’ka non ha voluto rinunciare alla tradizionale parata militare, durante la quale ha mostrato alcuni “pezzi pregiati” del suo esercito: batterie di missili S-300, Smierš, Grad; aerei militari e più di 3000 soldati.

In conclusione della sfilata, Lukašenka ha dichiarato che “la fonte della sovranità della Bielorussia sta nella volontà della nazione e nel rispetto della sua storia”, ragione per cui occorre “ricordare come il popolo bielorusso abbia impedito all’occupante hitleriano di mettere Minsk in ginocchio grazie all’indispensabile ausilio dell’armata rossa che ha liberato il Paese”. Peccato che, come sottolineato dal filosofo Aleś Ančipenka, l’aiuto sovietico non abbia comportato la libertà, bensì 65 anni di un’ulteriore dittatura [di cui il regime odierno è figlio, n.d.a.] responsabile di violenze, arresti ed omicidi politici. “Il regime ha cancellato volutamente fatti e simboli della storia non conformi all’ideologia comunista. Ad esempio, perché non si parla della Repubblica Popolare Bielorussa [proclamata il 25/3/1918 e destituita dall’armata rossa comunista un anno più tardi, n.d.a.], della Bielorussia post-sovietica e addirittura della preziosissima esperienza del Granducato di Lituania [1238 ca.-1795, n.d.a.]? Oggi, così come al tempo dell’URSS, l’unico grande mito storico può essere soltanto quello della Grande Guerra Patriottica contro i nazifascisti, ed è vietato affrontare quei periodi storici in cui, anche secoli addietro, la Russia ha de facto osteggiato ed annichilito ogni forma statale bielorussa”.

Questioni storiche a parte, alcuni fatti accaduti negli ultimi giorni preannunciano un’estate calda dal punto di vista politico. Innanzitutto, per unire le forze fin da subito in un’unica campagna elettorale nella quale parlare al Paese con una voce sola, i leader delle opposizioni democratiche, liberali e filoeuropee al regime di Lukašenka hanno prospettato la scelta del candidato da opporre al bat’ka nelle prossime elezioni presidenziali – sempre se saranno rese possibili dal regime – nonostante alla chiamata alle urne manchi ancora un anno. Secondo gli esperti, tra i nomi più papabili figurano Lavon Borščeviski del Fronte Popolare Bielorusso, lo storico oppositore vicino alla minoranza polacca Aleksander Milinkević del Movimento per la Libertà (Za Svabodu) e l’ex detenuto politico leader emerito del partito Hromada (di ispirazione socialdemocratica) Alaksandar Kazulin. La scelta del comune candidato del Presidio delle Forze Democratiche Unite – così si chiamerà la coalizione – avverrà il prossimo 8 luglio.

Dopo la guerra del latte, continua il gelo tra la Bielorussia e l’altrettanto autocratica Federazione Russa. Lo scorso 30 giugno, il Parlamento di Minsk ha rifiutato l’esame della mozione con la quale Minsk avrebbe riconosciuto in via definitiva l’indipendenza delle province georgiane dell’Abchazja e dell’Ossezia del Sud, occupate dai russi lo scorso agosto e strappate a Tbilisi dopo una spregiudicata aggressione militare. Il rinvio a settembre del dibattito sulla questione è avvenuto coraggiosamente nonostante le continue pressioni da parte di Mosca, che così rimane l’unico Paese assieme al Nicaragua a riconoscere i due nuovi pseudo-staterelli caucasici. Negli ultimi mesi, la Russia ha provocato un conflitto commerciale per obbligare Minsk al loro riconoscimento entro la fine di giugno, e adesso – stando alle analisi di alcuni esperti – i rapporti tra i due Stati subiranno sicuramente un ulteriore irrigidimento.

Infine, sempre martedì 30 giugno è stato scarcerato Emmanuel Zeltser, legale americano arrestato circa un anno fa con l’accusa di spionaggio industriale, e per questo condannato inizialmente a tre anni di detenzione. La decisione è stata presa di persona da Alaksandar Lukašenka nel giorno in cui a Minsk era in visita una delegazione del Congresso di Washington, consentendogli di rimpatriare in compagnia di personale medico dell’ambasciata USA.
I diplomatici americani hanno sottolineato come Zeltser si trovi in un pessimo stato di salute: diabetico, soffre anche di artrite e di problemi al cuore. E dall’inizio di giugno ha condotto uno sciopero della fame. Specialista in studi sulla delinquenza in Russia e nei paesi ex-sovietici, il legale newyorkese è stato arrestato a Minsk nel marzo 2008 assieme alla sua assistente, la russa Vladlena Funk. Ancor prima dell’inizio del processo circolavano notizie sul trattamento riservato a Zeltser, continuamente picchiato dalle guardie carcerarie.
Il processo Zeltser è stata l’ennesima prova di forza con l’occidente di Lukašenka. Un dittatore che ora, designato come prossimo obiettivo della politica aggressiva di Mosca e screditato agli occhi dell’occidente, rischia seriamente di ritrovarsi sempre più solo.

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giovedì, 02 luglio 2009

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha annunciato che è pronto a riprendere i colloqui con gli Usa per ristabilire pienamente la reciproca presenza diplomatica a condizione che Washington annulli sul piano legislativo tutte le sanzioni contro Minsk, basate sulla violazione dei diritti umani. 

''E' arrivato il momento di abbandonare schemi e stereotipi superati e di rinnovare le nostre relazioni'', ha spiegato. Le sanzioni risalgono al novembre del 2007 e colpiscono il gruppo petrolifero e chimico bielorusso Belneftekhim. Da tempo Lukashenko, ribattezzato dagli Usa ''l'ultimo dittatore d'Europa'', sta tentando un approccio con l'Occidente, parallelamente alle non più facili relazioni con la Russia.

E infatti ha rilasciato il prigioniero (politico) avvocato Emanuel Zelster (cittadino Usa) che dopo aver lasciato la prigione di Mogilev, martedì sera tardi, alle 5.30 di ieri mattina è stato fatto decollare, destinazione Stati Uniti.

Qui la news del rilascio: http://www.charter97.org/en/news/2009/7/1/19668/

postato da: Ayna alle ore 11:48 | Permalink | commenti (3)
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