giovedì, 02 luglio 2009

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha annunciato che è pronto a riprendere i colloqui con gli Usa per ristabilire pienamente la reciproca presenza diplomatica a condizione che Washington annulli sul piano legislativo tutte le sanzioni contro Minsk, basate sulla violazione dei diritti umani. 

''E' arrivato il momento di abbandonare schemi e stereotipi superati e di rinnovare le nostre relazioni'', ha spiegato. Le sanzioni risalgono al novembre del 2007 e colpiscono il gruppo petrolifero e chimico bielorusso Belneftekhim. Da tempo Lukashenko, ribattezzato dagli Usa ''l'ultimo dittatore d'Europa'', sta tentando un approccio con l'Occidente, parallelamente alle non più facili relazioni con la Russia.

E infatti ha rilasciato il prigioniero (politico) avvocato Emanuel Zelster (cittadino Usa) che dopo aver lasciato la prigione di Mogilev, martedì sera tardi, alle 5.30 di ieri mattina è stato fatto decollare, destinazione Stati Uniti.

Qui la news del rilascio: http://www.charter97.org/en/news/2009/7/1/19668/

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lunedì, 22 giugno 2009

Da corriere.it

L'VIV (Ucraina) - Tra zie, cognate e ni­poti se ne sono andate in quindici. Tutta la colonna femminile di una famiglia. Quella dei Busko, che in ucraino vuol dire cico­gna. A casa dei Kinashchuk, i vicini, son ri­maste le piccole donne, cugine: le sorelle Maria e Cristina, di 13 e 15 anni; e un’altra coppia di sorelle, Anastasia e Sofia, di 12 e 13 anni, che allevano i fratellini Pavlov e Za­caria. I genitori vanno e vengono per l’Ita­lia. I bambini crescono con al fianco una vecchietta del posto, che fa da mangiare e fa un po’ di tutto: insomma, si potrebbe di­re, fa da badante. La vecchietta è pagata cin­que euro al giorno dalla nonna dei bambi­ni, Maria Kinashchuk, di 60 anni, che a Ri­mini assiste Flora, di 18 anni più grande, per novecento euro al mese. Questa Flora, anziana malata e bisognosa d’una persona al fianco che la pulisca, sorvegli e ascolti, irrompe al telefono con domande da inna­morata gelosa e delusa: «Ma quando tor­ni?». Maria tornerà dopo l’estate. «Devo fer­marmi qualche mese», dice con venature di romagnolo nell’accento, «per vedere co­me vanno i ragazzi, che crescono soli». Non sono i soli: in Italia lavorano oltre cen­tomila donne ucraine che qui hanno lascia­to tra i due e i trecentomila figli.

Siamo a Pristan, villaggio di trecento fa­miglie e di 103 bambini, e di oche, anatre e cavalli veri padroni del traffico sulle strade sterrate. La regione è quella di L’viv, nel­l’Ovest dell’Ucraina, la parte più anti-russa della nazione. Prima del regime dei sovieti­ci ci furono i tedeschi, che rubarono di tut­to, anche la terra, una terra ricchissima di miniere di carbone dove si scava fino a sei­cento metri con un ascensore che scende (precipita?) a dieci metri al secondo facen­do fischiare, anzi urlare, le orecchie. Nonna Maria se ne andò da questi posti undici anni fa. Era maestra, rimase vedova. Prima di partire imparò, da una concittadi­na emigrata e rimpatriata, «cinquecento pa­role in italiano». Per lo più erano aggettivi: onesta, lavoratrice, generosa, e via appren­dendo. Con quel vocabolario in mano, girò a cercar lavoro. Lo trovò al nono giorno. Maria, dolcissima, presenta i nipoti uno a uno. La maggiore, Cristina, tiene in mano un cellulare, lo fissa, aspetta che suoni; lo mette in tasca, lo estrae e controlla casomai abbia perso una telefonata. Dopo dieci mi­nuti, la chiama la mamma. Dice di aver ap­pena spedito uno scatolone con pasta, ton­no e salmone che in Ucraina sono di qualità scadente.

Per i prodotti migliori, si deve ri­correre al contrabbando. Più che dei traffici sporchi, a L’viv, colta e ospitale città di quaranta chiese e un mi­lione di abitanti, a 60 chilo­metri da Pristan, sono tutta­via alle prese con altri proble­mi, come confermano la poli­zia e il giornalista Omar Uza­rashvili. Esperto di criminali­tà per il quotidiano da trecen­tomila copie «Vysokyi Za­mok», Uzarashvili dice che «ogni giorno, in media, sei minorenni compiono rapine e scippi», e che nei sei «ci so­no almeno due figli di una madre emigrata. Privi di custodi e di affet­to, finiscono per strada, arruolati dalla cri­minalità ». L’ultimo l’hanno preso una setti­mana fa: aveva assaltato una gioielleria. Ci hanno messo poco, ad arrestarlo. La polizia ha avuto in eredità dal Kgb un controllo to­tale del territorio. Nulla le scappa. Infatti è molto temuta. Alla pari delle carceri, «terri­bili perché ti regalano brutte malattie».

Nella regione di L’viv ci sono due carceri minorili. In città ci sono un Internat - un orfanotrofio - e un centro di primo inter­vento che ospita per un massimo di tre me­si bambini rimasti senza genitori. Dopo il centro (qualcuno evade prima nonostante sbarre alle finestre, telecamere nelle stanze e in cortile il cane Berta, Berta come il can­none della prima guerra mondiale), si fini­sce nell’Internat. La cui direttrice Svetlana Ulianivna, un donnone, attraversa bui corri­doi bersagliati da odore di muffa, e condu­ce in una bella aula tripudio di bandiere tri­colori. «È la nostra classe di italiano. Inse­gniamo la vostra lingua. Per chi un giorno partirà. Magari dopo un’adozione». Alcuni bimbi, in particolare la biondina Olga, gi­rano intorno agli ospiti e con gli occhi pregano di portarli via. Qualcuno ave­va detto che il loro sguardo sarebbe stato identico a quello dei cani in un canile: aveva ragione. Più difficile in­crociare gli occhi dei ragazzini che - è una cartolina diffusa in tutte le grandi città dell’Est Europa - si na­scondono nelle fogne o, succede a L’viv, nelle cantine di fabbriche enor­mi e abbandonate, e vivono sniffando colla da sacchetti di plastica. Se avvicinati, spiega la polizia, reagiscono a sassaiole.

In Italia, due delle comunità ucraine più numerose sono in Veneto e a Milano. Tama­ra Podznyakova è la leader del gruppo di Mestre. Forte e fuori dal coro (il Governo ucraino tende a non parlare della generazio­ne perduta dei figli delle emigrate), Tamara ha voluto che la primogenita venisse in Ita­lia. Per capire. «Assisteva un anziano. Im­mobile a letto. Doveva lavarlo. Ha resistito un anno. 'Non fa per me' ha detto. Quanti sacrifici facciamo... Non se ne rendono con­to. Ricevono i soldi e li sperperano. Per i nostri figli e i nostri uomini, che davvero non sono granché, con quel dannato vizio della bottiglia, siamo vacche da mungere». A Milano c’è una chiesa, nel quartiere Iso­la. Di domenica, gli ucraini la «occupano» per lunghe messe cantate. Una settimana fa padre Alexandre ha battezzato Solomia, fi­glia di Iryna e Andrey. Ormai si nasce sol­tanto all’estero: l’Ucraina ha un incremento della popolazione del meno 6,4%.

Le ucrai­ne, qui chiamate badanti e là «assistent» in quanto, tengono a precisare, «il verbo bada­re si usa con gli animali», inviando le rimes­se producono il 30% del prodotto interno lordo. In patria, chi è rimasto, con una moneta debole e paghe basse (il sala­rio di un medico è di 250 euro) consi­dera le «assistent» alla stregua di pro­stitute, che inseguono all’estero la ricchezza abbandonando i bimbi. «Ma se noi viviamo per loro? Per far­li laureare?» s’infuria Tamara. Una recente legge ha disposto la chiusura delle sale da gioco, con i vi­deopoker. Erano diventate troppo affol­late, erano spuntate perfino nella lontana, dimenticata e a tratti vergine (l’acqua viene ancora pescata dai pozzi) campagna. Così ora, eliminata la concorrenza delle macchi­nette, gli spacciatori di droga si lavorano i danarosi «orfani». Villaggio per villaggio. Casa dopo casa. Senza fretta. Con noi italia­ni che continuiamo a invecchiare, hanno tutto il tempo di questo mondo.

postato da: Ayna alle ore 10:32 | Permalink | commenti
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venerdì, 12 giugno 2009

A fine agosto arriverà un'altra volta Masha in Italia. Questa volta definitivamente, più o meno.

Più o meno perché si iscriverà all'Università, e studierà a Firenze, e vivrà da mia mamma.

Lei ha accettato, un po' titubante, ma certa che la compagnia e la vitalità di una ventenne non possano farle altro che bene.

Contemporaneamente, noi migreremo verso altri lidi... Parigi ci aspetta... e così la mamma avrà una catsitter quando verrà a trovarmi.

Mica male, no?

postato da: Ayna alle ore 14:59 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 09 giugno 2009
... ti abbiamo visto, così microscopico, così vivo, così nostro...
postato da: Ayna alle ore 15:58 | Permalink | commenti
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mercoledì, 27 maggio 2009
... se questa cicogna arriva dalla Bielorussia... sì, è maggio, sono sicura che l'ha portata il vento degli Urali...
postato da: Ayna alle ore 16:10 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 08 maggio 2009

Questo periodo di maggio mi ricorda tanto Minsk.

Tre anni fa, ai primi del mese, vennero a trovarmi i miei amici. Finalmente il caldo, il sole, le lunghe passeggiate, i festeggiamenti per i lavoratori, il parco in festa, le serate in discoteca seminudi. Poi i giorni verso il mio compleanno... ricordi, ricordi, ricordi, il rientro, la mia vita stravolta.

Il ticker dice che sono passati dodici mesi e tre giorni. Già, è un anno che non torno. Avevo già pianificato di tornare in agosto, per la gioia del maritino ormai rassegnato. Un bel giro nell'Europa dell'est, persi tra Mosca, San Pietroburgo, poi le capitali baltiche, la mia Bielorussia e infine Kiev.

Ma tutto salterà. Un po' perché comunque fino alla fine non potevamo prenotare, e le miglia non ti aspettano in eterno... un po' perché a quanto pare, se tutto va bene, e non voglio pensare il contrario, il primo settembre inizierà la nostra nuova vita.

Un'altra città, LA città... un'altra nazione, un'altra casa, altri amici, altra routine...

Dovrò rimandare ancora. Chissà quando tornerò... chissà se sarò diversa, come spero, quando tornerò...

Per adesso mi cullo nei miei ricordi, i miei bellissimi ricordi.

postato da: Ayna alle ore 15:07 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 05 maggio 2009

Sta per ripartire... e 'sta volta con una sorpresa!

Da gaynews.it: Nel frattempo, tra gli “eventi collaterali”, fervono i preparativi anche per lo Slavic Gay Pride che si svolgerà, nuovamente senza autorizzazioni da parte del sindaco omofobo di Mosca, il giorno della finale, sabato 16 maggio. Tra gli organizzatori dello Slavic figura anche il 19enne Sergey Androsenko, leader della Gay Youth Association della Bielorussia che lo scorso 26 aprile, con enorme coraggio, ha fatto sventolare per la prima volta una bandiera rainbow in una manifestazione ufficiale per le strade della capitale Minsk.

http://www.youtube.com/watch?v=Hd_Z5hhNVO4

postato da: Ayna alle ore 10:51 | Permalink | commenti
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giovedì, 30 aprile 2009

Da wallstreetitalia.com

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato invitato dal presidente bielorusso Aleksander Lukashenko a visitare Minsk il prossimo autunno. "Berlusconi si è detto pronto a visitare la Bielorussia, si spera in autunno", ha dichiarato Lukashenko al termine della sua visita presso l'Ordine di Malta a Roma e dopo aver cenato con il premier italiano. "Abbiamo trascorso insieme oltre tre ore. Berlusconi è una persona piena di energie. Abbiamo visitato insieme palazzo Grazioli e ci siamo lasciati con l'auspicio di rivederci a Praga al prossimo summit Ue", ha concluso il presidente bielorusso.

postato da: Ayna alle ore 12:16 | Permalink | commenti
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mercoledì, 29 aprile 2009

Da wallstreetitalia.com

Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha assicurato che presto 30 bambini potranno essere adottati da altrettante famiglie italiane, "sane e accoglienti". Un dossier che è stato sollevato anche ieri nel corso della cena offerta dal premier italiano Silvio Berlusconi al capo di stato bielorusso. "Su tale questione non ci sono problemi. Abbiamo irrigidito la legislazione interna. Seguiremo - ha specificato Lukashenko - con l'aiuto del Vaticano la crescita dei bambini, che si devono integrare pienamente nella società italiana, diventando veri cittadini". Il dossier adozioni dalla Bielorussi riguarda tantissime famiglie italiane, che ultimamente hanno riscontrato non poche difficoltà per portare a termine l'iter di adozione.

 

Almeno hanno parlato anche di questo. Forse questo ingnobile incontro è servito a qualcosa, a regalare finalmente il sorriso a queste famiglie e ai loro bimbi che aspettano laggiù.

E forse, un giorno, lo regalerà anche a me.

postato da: Ayna alle ore 10:24 | Permalink | commenti
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mercoledì, 29 aprile 2009

Da wallstreetitalia.com

Berlusconi non è un dittatore ma un "grande patriarca" della politica italiana e internazionale. Così il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha parlato del presidente del Consiglio italiano all'indomani dell'incontro svoltosi ieri a Roma. "Il premier italiano non ha bisogno di consigli, ero io a chiederne. Il 75 per cento degli italiani ripone fiducia in Berlusconi", ha aggiunto il cosiddetto 'ultimo dittatore d'Europa'.

postato da: Ayna alle ore 10:23 | Permalink | commenti
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